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sabato 4 febbraio 2012
Area cardio-cerebrovascolare

Le malattie cardio-cerebrovascolari di nostro interesse: l'infarto miocardio, l'ipertensione, ictus ischemico e prevenzione del TEV (tromboembolismo venoso)

Boehringer Ingelheim Italia si può considerare un leader storico nel trattamento delle malattie cardiovascolari tra cui, in particolare, l'infarto miocardico infarto miocardico e la patologia ipertensiva. La sua presenza in tale area è infatti particolarmente significativa, in relazione ai numerosi prodotti specifici per il controllo pressorio, il trattamento dei disturbi del ritmo cardiaco, la modulazione dell'iperaggregabilità piastrinica e la terapia trombolitica nell'infarto miocardico acuto. Boehringer Ingelheim Italia promuove e coordina, inoltre, importanti ricerche sul territorio, utili non soltanto ad aggiornare i dati epidemiologici, ma anche ad affinare le strategie terapeutiche e a potenziarne l'efficacia in ambito sia ospedaliero che ambulatoriale.

La terapia delle malattie cardiovascolari si è evoluta parallelamente a due fattori:

  • la progressiva diffusione, a partire dal dopoguerra, di tali malattie, che rappresentano attualmente nei paesi industrializzati un problema non soltanto sanitario ma anche sociale
  • il progresso della ricerca scientifica, che ha permesso di acquisire nuove informazioni sullo sviluppo delle malattie, sul funzionamento di organi e tessuti e quindi sulle possibili strategie per contrastare i processi patologici

Boehringer Ingelheim Italia ha partecipato attivamente alla messa a punto di farmaci innovativi, contribuendo così non solo alla storia della farmacologia moderna, ma anche all'aggiornamento dei criteri di approccio terapeutici.

Ipertensione

Il termine ipertensione indica la presenza di valori pressori superiori ai limiti prestabiliti dalle linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): 90 mmHg (millimetri di mercurio) per la pressione diastolica e 140 mmHg per la sistolica, nel gergo comune dette rispettivamente "minima" e "massima".
Molto spesso il paziente iperteso non si rende conto di esserlo in quanto non lamenta sintomi particolari e si considera quindi in buona salute. I valori pressori possono inoltre variare a seconda dell'età, del peso e delle condizioni di salute del paziente, ma il perdurare dello stato ipertensivo costituisce un grave rischio per la salute in quanto provoca danni a carico soprattutto di cervello, cuore, reni e arterie periferiche.
Tali danni possono essere correlati sia alla formazione di placche aterosclerotiche - in particolare in quei tratti dell'albero arterioso dove maggiore è la turbolenza del sangue - sia alla sofferenza dei tessuti a causa dell'impatto dell'ipertensione stessa. Alla luce di queste considerazioni è quindi facile intuire perché l'ipertensione venga considerata un fattore di rischio: è stata infatti dimostrata una precisa correlazione tra aumento della pressione e frequenza di complicanze gravi, come ictus e infarto miocardico.

Diffusione

L'ipertensione si colloca al terzo posto tra le cause di morte: provoca infatti 5 milioni di decessi ogni anno nel mondo e più di 300.000 in Italia. Un numero è purtroppo destinato a salire sensibilmente soprattutto a causa dello stile di vita adottato nei Paesi occidentali.
In Italia, in particolare, si stima che vi siano oltre 12 milioni di ipertesi, pari a più del 20% della popolazione attiva, con punte dell'80% tra gli ultrasessantacinquenni e del 5% nei giovani al di sotto dei 30 anni.
Ancor più preoccupante è un ulteriore dato emerso negli ultimi anni: il 33% degli ipertesi sarebbe all'oscuro della propria condizione patologica e almeno un terzo di quelli a cui la diagnosi è nota non seguirebbero scrupolosamente le indicazioni del proprio medico. In definitiva solo una minoranza degli ipertesi, variabile dal 6 al 27%, si può considerare sotto adeguato controllo pressorio.

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